Per amore della Verità
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Per amore della Verità, che è una Persona: Gesù

Per amore della Verità, nel rispetto di una cultura quanto ricca, tanto bella, userò la più bella introduzione nel regno della psicologia cristiana, con la <<bocca di un apostolo della verità>>, S. Tommaso d’Acquino:

“Nella  storia dei nomi vi è la storia delle idee, e le parole falsate rivelano affievolimento di potenza  intellettuale che apprende una cosa per un’altra, ed è quindi non vera nei giudizi, non diritta nei ragionamenti. Quando il suono di una parola non desta la medesima eco negli animi, è intervenuta la confusione nelle idee, e vi è ribellione nel regno delle intelligenze”.

         “. . . Alla veracità si oppone la menzogna di che ragiona San Tommaso, scomponendo la nozione in tre elementi, i quali a volte concorrono, a volte no, e sono la enunciazione del falso, la intenzione d’ingannare e l’effetto di cotale enunciazione e intenzione, il quale è che la falsità s’imprima nell’altrui mente. Menzogna e mendacio è ciò che si dice contro la mente o coscienza del parlante. La reità sorge dall’essere contro la mente e la coscienza di chi profferisce quella parola che non è eco dello spirito, né lo rende manifesto, ma lo vela ad altrui. Cotale disarmonia tra il segno e la cosa significata è disordine grave nel regno delle intelligenze che si allumano al focolare della verità, e che sono connaturate a trovare nel vero un proprio e vital nutrimento. La menzogna è profanazione della parola che ne dà lo scettro sugli animali e ne fa sacerdoti della creazione. La verità che è sostanza vivente in cielo, deve per la voce e per la lingua umana risuonare nell’universo; deve essere alle mute creature cosmiche la potente eco del Verbo che ha posto le leggi de’mondi e ne ha dato all’uomo l’impero ugualmente che il sacerdozio. Si dispoglia d’impero e di sacerdozio chi mentisce senza sentirne rammarico, e non pone mente che la verità e la vita rampollano dalla medesima sorgente, e che gl’istinti vitali e intellettuali sono del pari inestinguibili nell’uomo… dal libro “I quattro cardini della felicità” secondo S. Tommaso D’Aquino (mia è un’edizione del 1890).

Secondo me, nei nostri giorni più che mai, la Verità non è più proclamata come una volta, i misteri della Chiesa … Dottrina cattolica non ha niente da nascondere, ha l’unico giusto fondamento per ogni intelligenza – il problema è che non è bene conosciuta. Le verità che la gente deve sapere più di ogni altra cosa, senza dubbio – senza confusione: la morte, cosa succeda dopo, non bisogna inventarci cose, ma essere alla conoscenza degli scritti dei santi.

         Abbiamo di fronte una generazione di anime molto più attenta spiritualmente, la Chiesa è pronta a rispondere? Sarebbe ora! Il mondo ha fatto <<patrimonio universale >> di tante cose, ma non ha voluto mai fare della Verità – patrimonio universale dei cristiani.

         2009, in Sicilia; una bambina di dieci anni, aveva detto quasi per sfogarsi: <Mi sento confusa! > tornando dal catechismo, <Perché, ho chiesto?>

 < Perché, in Chiesa ci insegnano che l’uomo è stato creato da Dio, mentre alla scuola ci insegnano che siamo discendenti delle scimmie.>< Va bene, ho detto, sappiamo che la scuola non è sempre d’accordo con la Chiesa, la scienza, Darwin … >. <No, insisteva, non è questo che mi confonde, ma il fatto che è la stessa maestra della scuola quella che ci insegna il catechismo! > Bella risposta! Mi sembra che la menzogna è stata già beccata, in più, di una bambina.

 Ho messo la bambina nelle condizioni di giudicare da sola, ricordandomi della mia infanzia-il fatto di sentire comunque un rammarico, anche se nessuno è testimone visivo di una tua cattiva azione. Lo stesso, un calore nell’anima quando fai un qualcosa di buono, la naturalezza delle cose. Ho pensato così in due piedi che era la più semplice spiegazione, bambina ha fatto subito i conti e tornavano.

Non bisogna filosofare, né sottovalutare la mente dei bambini, né contaminare, ma rispettarli, soprattutto essere attenti ai loro ragionamenti.

         Ho notato nel loro comportamento che studiare la religione, è diventato come memorizzare delle cose, la bravura come una risposta immediata, tipo quiz. Guai a noi se i bambini percepiscono Gesù in questa maniera, finita la scuola non lo vogliono sentire più. Come si guida un’anima ad amare Gesù? Ecco il risultato da toccare (più tardi leggerete un bel discorso su questo tema dalle labbra di B. Bartolo Longo) sono testi che avevo preparato per il libro (Psicologia cristiana, gia dal 2010, poi ho lasciato perdere)- Oggi, 2022, mi ricordo chiaramente quello che avevo sentito dentro di me, una voce maschile: <<Carmen, sei in debito con me!>>. Faccio una parentesi nel vecchio testo, perché pur sempre pronto, più di 500 pagine, ma raggrupate in una certa ordine di idee, mentre l’anno scorso ho rifinito <<Gesù e Maria, maestri della psicologia cristiana>>, perché sono loro che attraverso secoli e secoli, attraverso i santi hanno ammaestrato tutte le generazioni … Anche la copertina era solo per la Psicologia Cristiana, firmato Carmen e basta, dal 2009 … Ma poi è arrivato Don Dolido Ruotolo, Don Tonino Bello …. ma potrei prendere in considerazione ogni nazione con suoi saggi, santi – anche la gente comune – I VANGELI DEI NOSTRI GIORNI SI SCRIVONO GIORNALMENTE, il data base mondiale è aggiornato al secondo. Tranquilli, anche se non sembra, tutto è sotto controllo divino.

<<Quando Don Orione il 19 aprile 1912, in udienza privata col Santo Padre Pio X, chiese quel qualcosa in più, verso la Piccola Opera, una devozione particolare, l’amore espresso per il Vicario di Cristo, un voto dei religiosi, il Santo Padre acconsentì. Richiesto il periodo quando poteva ripassare per i santi voti. E allora il nostro santo Padre mi rispose: “Ma anche subito”. Dio mio! Che momento fu mai quello! Mi gettai in ginocchio davanti al Santo Padre: gli strinsi e baciai i piedi benedetti: trassi di tasca un librettino che i piccoli figli della Divina Provvidenza conosceranno, e che io già avevo con me, presentendo la grazia. apersi là ov’è la formula dei santi voti e dove, avanti, avevo messo già il segno.

Ma in quel momento sì solenne e santo, ricordai che sarebbero occorsi due testimoni, secondo le norme canoniche, e i testimoni mancavano poiché l’Udienza era privata. Allora levai al Santo Padre gli occhi, e osai dirgli: “Padre Santo, come Vostra Santità sa, ci vorrebero due testimoni, a meno che la Santità Vostra si degnase dispensare”. E il Papa, guardandomi dolcissimamente e con un sorriso celeste sulle labbra, mi disse: “Da testimoni faranno il mio e il tuo angelo custode!“>> da I fioretti di Don Orione di Andrea Gemma

Quanti oggigiorno considerano IL LORO ANGELO CUSTODE COME TESTIMONE DI TUTTA la loro vita “segreta”? Della doppia vita?

Nessuno si inventa nulla da se. Se ho sentito quella voce, nel 2006, era un periodo buono, cioè, mi aveva dato tutto per poter studiare le SUE cose: leggere la Bibbia dal inizio alla fine, con calma, come un vero investigatore, estrarre tutto quello che bisognava per delineare, chi veramente è Dio e chi l’uomo … Era un lavoro che volevo fare da molto tempo, stavo per perderlo studiando tutt’altro, quando quel: <<Carmen, sei in debito con Me>> – sapevo bene cosa dovevo fare e l’ho fatto, anima e cuore. Mi aveva creato tutte le condizioni. Questa voce, se mi spiego, miei genitori sono mancati decine di anni fa, più di 30 anni, decisamente riconoscerei la loro voce, ma in questa voce c’era una tale familiarità con l’anima che al solo sentirla, rinvigorisce con una forza che non si può descrivere. In fondo, sarebbe come, al posto di “perdere” il tempo con la scienza dei miei avversari, miei rinnegatori, fatti coraggio e indaga su di Me, vedi se c’è qualcosa che non torna nella Mia Verità, annalisa il mondo intero, la sua storia e vedi, sono mai stato lontano, ho mai abbandonato l’umanità?

Ne è venuto fuori un mondo nuovo, risposte di ogni genere, perché una volta, non avendo trovato risposte, persone che mi convincano del tutto, in sospeso avevo tante cose … Capitavano cose tipo, elabori un concetto, stai pensando come scriverlo e ti “senti quasi spinto” verso libri scritti da autori sconosciuti, leggendo, scopri che erano arrivati alla stessa conclusione, molto tempo fa. Cosa faccio? Mi sembra più onesto citare un grande del passato, perché la penso come lui, essendo tanti, come loro. E’ un copiare? Non ha nulla a che fare con il copiare la fede, la Verità, è concordare, è ravvivare, confermare che NULLA è cambiato nella Verità. Siamo noi che siamo sconessi, per comprenderci …

Adesso chiudo la parentesi

Va bene studiare la religione, ma amare, rispettare l’altro per quello che è, non per quello che possiede. In questo riassunto (libro) ho trovato le giuste risposte anche a questi argomenti.

Ho seguito le risposte che i giovani sacerdoti danno in televisione, sembra che ancora non hanno capito il loro giusto valore, chi è il Sacerdote, i religiosi secondo Gesù? Nel “ Dialogo “, Santa Caterina da Siena ha la risposta giusta dal Padre Eterno, Angela da Foligno, Santa Faustina Kowalska – dunque, niente scuse.

Ho incontrato gli <scappati di casa>, quelli che non vogliono entrare più in chiesa per colpa dei religiosi, ma che nel cuore ancora soffrono perché nessuno si occupa di loro. Solo Gesù. Dovevate vedere come aspettavano delle belle notizie, anche io stavo per allontanarmi per colpa di alcuni sacerdoti, ma non per colpa di Gesù. Allora mi ha seguito da vicino, e ha fatto di tutto per convincermi, e una volta convinta io sapeva che poteva contare su di me – cioè che nessuno che mi domandava qualcosa di Lui, andava confuso o senza consolazione.

 Ho incontrato un giovane sacerdote, che disprezzava i poveri, amava solo i vestiti di marca, i profumi di lusso e la bella macchina – ho detto Signore come può essere questo il padre degli orfani, giudice delle vedove quando ama solo le ricchezze? Il Signore farà qualcosa a modo suo, e forse già l’ha fatto. E quando dico <uno>, dico tanti.

         Parliamoci chiaro, se oggi qualcuno ha solo la conoscenza di quello che si sente un’ora alla Santa Messa di Domenica – nei casi felici, quando si va, anche lì con la mente altrove, cuore altrove, e sempre di corsa. Si capisce. Ed è proprio a questo tipo di persone che mi rivolgo. Questo libro se la prenda in borsa, a lavoro, per sbirciare all’inizio, dopo si vedrà. Siete voi, che dovete lavorare la vostra vigna, il cuore umano è un altro mondo, conosciuto e rispettato immensamente da Dio, ma soprattutto  Amato.    

Lasciatevi conquistare da Lui. Mio nome, non ha niente a che fare con questo libro, considero che chiunque con buona volontà e il tempo che io abbia messo per <<filtrare con la vita>>; poteva farlo. Adesso tocca me. Ieri peccatori, ma oggi pentiti, tornati a Lui. A me dava fastidio chiedere a qualche sacerdote una risposta più convincente, lì dove rispondevano con un semplice; sì o no. Ho dovuto <<scavare da sola>>, e così ho scoperto tutto questo mare di cose.

Conosciamo Iddio, il Suo modo di pensare, le Sue attese da parte nostra, la Sua rabbia, ma anche la sua giustizia e misericordia per tutti, perché tutti i popoli sono suoi, la Sua opera:

Nel  Esodo: 3,14  “ Dio  disse  a  Mosé : << Io  sono  colui  che  sono !>>

Poi  disse: <<Dirai  agli  Israeliti; Il   Signore, Il  Dio  dei  vostri  padri, Il  Dio  di  Abramo, Il  Dio  di  Isaaco, Il   Dio  di  Giacobbe  mi  ha  mandato  a  voi. Questo  e  il  mio  nome  per  sempre; questo  e  il  titolo  con  cui  sarò  ricordato  di  generazione  in  generazione>>.

Esodo 4, Il potere dei segni concesso a Mosè; quanto erano ebrei ostinati come popolo, non è difficile da capire, basta leggere quante volte accusavano Mosè, non obbedivano mai in quanto il Signore gli disse: (Esodo 16, 28). <<Fino a quando rifiuterete di osservare i miei ordini e le mie leggi?>>

Della manna (Esodo 16, 31-32): ”La casa d’Israele la chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianca; aveva il sapore di una focaccia con miele. Mosè disse. <<Questo ha ordinato il Signore: Riempitene un omer e conservatelo per i vostri discendenti, perché vedano il pane che vi ho dato da mangiare nel deserto, quando vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto>>. Esodo 16, (34) Arone la depose per conservarla davanti alla Testimonianza. Non è da passare inosservato nemmeno la benedizione di Ietro, sacerdote di Madian (il suocero di Mosè), appena aveva saputo tutto quello che il Signore aveva fatto per mezzo di Mosè; Esodo (18, 10 – ) : <<Disse Ietro: <<Benedetto sia il Signore, che vi ha liberati dalla mano degli Egiziani e dalla mano del faraone: egli ha strappato questo popolo dalla mano dell’Egitto! Ora io so che il Signore è più grande di tutti gli dei, poiché egli ha operato contro gli Egiziani con quelle stesse cose di cui essi si vantavano>>. Oggi ci pare cosa straordinaria leggere <<Il Signore lo chiamo dal monte>>, <<Il Signore disse a Mosè>> ma è tutto vero e molto semplice anche:

Esodo 19, 9: <<Il Signore disse a Mosè: Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te>>. Tra le purificazioni di tre giorni si chiede al popolo: <<Siate pronti in questi tre giorni: non unitevi a donna>>. Esodo 19, 16: <<Ed ecco al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore>>.  Es 19, 20: << Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte. Mosè salì.>>

I paramenti sacerdotali; Esodo 28 – “Parlerai a tutti gli artigiani più esperti, ai quali io ho dato uno spirito di saggezza ed essi faranno gli abiti di Aronne per la sua consacrazione e per l’esercizio del sacerdozio in mio onore”[…] sentite che arte fine si dovrà usare, che colori, che tipo di incisione … “il pettorale del giudizio, quattro file, ognuna con tre pietre; dodici pietre, come le dodici tribù- incise con il nome corrispondente nel ordine della loro nascita; prima pietra – prima fila: una cornalina, un topazio uno smeraldo; seconda fila: un turchese, uno zaffiro e un berillo. Terza fila: un giacinto, un’agata e un’ametista e la quarta fila: un crisolito, un onice e un diaspro, tutte inserite nell’oro mediante i loro castoni”. Ognuno ha solo da accontentarsi nell’arte dell’intagliatore di pietre per l’incisione di un sigillo … anche l’arte dei vestiti intimi: Es 28, 42: <<Farai loro inoltre i calzoni di lino, per coprire la loro nudità; dovranno arrivare dai fianchi fino alle cosce>>. Dove sono oggi i negoziatori di pace tra l’ira di Dio e il suo popolo, Mosè ha saputo invocare le giuste parole per non far perire un popolo. Ma la chiarezza piena e nel Es 29, (42-46): <<Questo è l’olocausto perenne per le vostre generazioni, all’ingresso della tenda del convegno, alla presenza del Signore, dove io vi darò convegno per parlare con te. Io darò convegno agli Israeliti in questo luogo, che sarà consacrato dalla mia Gloria. Consacrerò la tenda del convegno e l’altare. Consacrerò anche Aronne e i suoi figli, perché siano miei sacerdoti. Abiterò in mezzo agli Israeliti e sarò il loro Dio. Sapranno che io sono il Signore, il loro Dio, che li ho fatti uscire dal paese d’Egitto, per abitare in mezzo a loro, io il Signore, loro Dio>>. [L’immagine di Arone, ma anche di Mosè, Davide e Abramo dalla chiesa “La Visitazione” di Torino].

       Tanti   hanno  pensato  che  se  uno  conosce  un  mestiere  quasi  come  l’ha  già  fatto, conosce  tecniche  senza  aver  imparato  da  nessuno, di  sicuro  in  un  altra  vita  … , cioè – reincarnato. No, sono  doni  del  Signore. Almeno questa dobbiamo riconoscere, discernere tra quello che ci pare di saper fare da sempre – e quello che invece abbiamo studiato. Che cosa sia il talento, se non un dono di Dio?

Leggiamo  <<gli  artigiani  sacri>>  Esodo, 35 (30 -35): “Il   Signore  ha  chiamato  per  nome  Bezaleel … L’ha  riempito  della   spirito  di  Dio, perché  egli  abbia  saggezza , intelligenza  e  scienza  in  ogni  genere  di  lavoro, per  concepire  progetti  e  realizzarli  in  oro, argento, rame, per  intagliare  le  pietre  da  incastonare, per  scolpire  il  legno  e  compiere  ogni  sorta  di  lavoro  ingegnoso. Gli  ha  anche  messo  nel  cuore il  dono  di  insegnare  e  così  ha  anche  fatto  Ooliab. Li  ha  riempiti  di  saggezza   per  compiere  ogni  genere  di  lavoro  d’intagliatore, di  disegnatore, di  ricamatore  in  porpora  viola, in  porpora  rossa, in  scarlatto  e  in  bisso, e  di  tessitore, capaci  di  realizzare  ogni  sorta  di  lavoro  e  ideatori  di  progetti>> Leggete  poi  tutto  quello  che  hanno  fatto  Esodo  36 –  40, chi  leggendo  oggi  può  fare  una  cosa  simile, faccia. Oggi  quanti  riescono  a  capire  quale  sia  il  loro  dono  dal  Signore, la loro vocazione?

Quanto sia importante conoscere il passato, lo aveva detto bene la Bibbia- Giudici; le generazioni che hanno conosciuto il Signore, quelle che non lo conoscevano …Giudici 2, 8 – cioè dopo la morte di Giosuè, la generazione che ne sorse dopo, non conosceva il Signore, né le opere che aveva compiuto in favore d’Israele.

Chiunque  cercherà  Dio, lo  troverà; basta  cercarlo  con  l’Amore, nelle  nostre  afflizioni  quotidiane, ogni  ingiustizia  che  abbia  subito, gridando  con  l’anima , i  suoi  sospiri  saranno  sentiti, però  attenzione; Salmo  49, (7-23 ): “<<Ascolta, popolo  mio, voglio  parlare, testimonierò  contro  di  te , Israele: Io  sono  Dio, il  tuo  Dio. Non  ti  rimprovero  per  i  tuoi  sacrifici; i  tuoi  olocausti  mi  stanno  sempre  dinanzi. Non  prenderò  giovenchi  dalla  tua  casa, né  capri  dai  tuoi  recinti. Sono  mie  tutte  le  bestie  della  foresta, animali  a  migliaia  sui  monti. Conosco  tutti  gli  uccelli  del  cielo, è  mio  ciò  che  si  muove  nella  campagna. Se  avessi  fame, a  te  non  lo  direi; mio  è  il  mondo  e  quanto  contiene. Mangerò  forse  la  carne  dei  tori, berrò  forse  il  sangue  dei  capri? Offri  a  Dio  un  sacrificio   di  lode  e  sciogli  all’Altissimo i  tuoi  voti; invocami  nel  giorno  della  sventura: ti  salverò  e  tu  mi  darai  gloria>>.

All’empio  dice  Dio: << Perché  vai  ripetendo  i  miei  decreti   e  hai  sempre  in  bocca  la  mia  alleanza, tu  che  detesti  la  disciplina  e  le  mie  parole  te  le  getti  alle  spalle? Se  vedi  un  ladro, corri  con  lui; e  degli  adulteri  ti  fai  compagno. Abbandoni  la  tua  bocca  al  male  e  la  tua  lingua  ordisce  inganni. Ti  siedi, parli  contro  il  tuo  fratello, getti  fango  contro  il  figlio  di  tua  madre. Hai  fatto  questo  e   dovrei  tacere? Forse  credevi  ch’io  fossi  come  te! Ti  rimprovero: ti  pongo  innanzi  i  tuoi  peccati. Capite  questo, voi  che  dimenticate  Dio, perché  non  mi  adiri  e  nessuno  vi  salvi. Chi  offre  il  sacrificio  di  lode, questi  mi  onora, a  chi  cammina  per  la  retta  via  mostrerò  la  salvezza  di  Dio>>.”

Salmo 5 ,(5 -13): Tu  non  sei  un  Dio  che  si  compiace  del  male; presso  di  te  il  malvagio  non  trova  dimora; gli  stolti  non  sostengono  il   tuo  sguardo. Tu  detesti  chi  fa  il  male, fai  perire  i  bugiardi. Il  Signore  detesta  sanguinari  e  ingannatori. Ma  io  per  la  tua  grande  misericordia  entrerò  nella  tua  casa; mi  prostrerò  con  timore  nel  tuo  santo  tempio. Signore, guidami  con  giustizia  di  fronte  ai  miei  nemici; spianami  davanti  il  tuo  cammino. Non  c’è  sincerità  sulla  loro  bocca, è  pieno  di  perfidia  il  loro  cuore; la  loro  gola  è  un  sepolcro  aperto, la  loro  lingua  è  tutta  adulazione. Condannali, o  Dio, soccombano  alle  loro  trame, per  tanti  loro  delitti  disperdili, perché  a  te  si  sono  ribellati. Gioiscano  quanti  in  te  si  rifugiano, esultino  senza  fine. Tu  li  proteggi  e  in  te  si  allieteranno  quanti  amano  il  tuo  nome. Signore, tu  benedici  il  giusto: come  scudo  lo  copre  la  tua  benevolenza.>>

Ogni  uomo  sulla  terra  deve  sperare  in  Dio,

Zaccaria  cap.8  L’epoca  messianica : (16-17)  Ecco  ciò  che  voi  dovrete  fare: parlate  con  sincerità  ciascuno  con  il  suo  prossimo; veraci  e  sereni  siano  i  giudizi  che  terrete  alle  porte  delle  vostre  città. Nessuno  trami  nel  cuore  il  male  contro  il  proprio  fratello; non  amate  il  giuramento  falso, poiché  io  detesto  tutto  questo>>  oracolo  del  Signore.

La  salvezza  universale  (20- 23): Dice  Il  Signore  degli  eserciti: <<Anche  popoli  e  abitanti  di  numerose  città  si  raduneranno  e  si  diranno  l’un  l’altro: Su, andiamo  a  supplicare  il  Signore, a  trovare  Il  Signore  degli  eserciti; ci  vado  anch’io . Così  popoli  numerosi  e  nazioni  potenti  verranno  a  Gerusalemme  a  consultare  il  Signore  degli  eserciti  e  a  supplicare  il  Signore>>.

Dice  il  Signore  degli  eserciti: <<In  quei  giorni, dieci  uomini  di  tutte  le  lingue  delle  genti  afferreranno  un  Giudeo  per  il  lembo  del  mantello  e  gli  diranno: Vogliamo  venire  con  voi, perché  abbiamo  compreso  che  Dio  è  con  voi>>.

            Ancora  si  capisce  molto  bene  in  Malachia  cap. 3:  << “… (8-12  ) Le  offerte  rituali .

  • Può  un  uomo  frodare  Dio? Eppure  voi  mi  frodate  e  andate  dicendo: <<Come  ti  abbiamo  frodato?>>.  Nelle  decime  e  nelle  primizie. Siete  già  stati  colpiti  dalla  maledizione  e  andate  ancora  frodandomi, voi, la  nazione  tutta! Portate  le  decime  intere  nel  tesoro  del  tempio, perché  ci  sia  cibo  nella  mia  casa; poi  mettetemi  pure  alla  prova  in  questo, dice  il  Signore  degli  eserciti – se  io  non  vi  aprirò  le  cateratte  del  cielo  e  non  riverserò  su  di  voi  benedizioni  sovrabbondanti. Terrò  indietro  gli  insetti  divoratori  perché  non  vi  distruggano  i  frutti  della  terra  e  la  vite  non  sia  sterile  nel  campo, dice  il  Signore  degli  eserciti. Felici  vi  diranno  tutte  le  genti, perché  sarete  una  terra  di  delizie, dice  il  Signore  degli  eserciti.

Il  giudizio  finale cap.3 (13-21  ):  Duri  sono  i   vostri  discorsi  contro  di  me – dice  il  Signore – e  voi  andate  dicendo : <<Che  abbiamo  contro  di  te?>>.

Avete  affermato: <<  È  inutile  servire  Dio:  che  vantaggio  abbiamo  ricevuto  dall’aver  osservato  i  suoi   comandamenti  o  dall’aver  camminato  in   lutto  davanti  al  Signore  degli  eserciti? Dobbiamo  invece  proclamare  beati  i  superbi  che, pur  facendo  il  male, si  moltiplicano  e, pur  provocando  Dio, restano  impuniti>>.

 Allora  parlarono  tra  di  loro i  timorati  di  Dio. Il  Signore  porse  l’orecchio  e  li  ascoltò: un  libro  di  memorie  fu  scritto  davanti  a  lui  per  coloro  che  lo  temono  e  che  onorano  il  suo  nome. Essi  diverranno  –  dice  il  Signore   degli  eserciti – mia  proprietà  nel  giorno  che  io  preparo. Avrò  compassione  di  loro  come  il  padre  ha  compassione  del  figlio  che  lo  serve. Voi  allora  vi  convertirete  e  vedrete  la  differenza  fra  il  giusto  e  l’empio, fra  chi  serve  Dio  e  chi  non  lo  serve.

 Ecco, infatti  sta  per  venire  il  giorno  rovente  come  forno. Allora  tutti  i  superbi  e  tutti  coloro  che  commettono  ingiustizia  saranno  come  paglia;   quel  giorno  venendo  gli  incendierà – dice  il  Signore  degli  eserciti – in  modo  da  non  lasciar  loro  né  radice   né  germoglio. Per  voi  invece, cultori  del  mio  nome, sorgerà  con  raggi  benefici  il  sole  di  giustizia  e  voi  uscirete  saltellanti  come  vitelli  di  stalla. Calpesterete  gli  empi  ridotti  in  cenere  sotto  le  piante  dei  vostri  piedi  nel  giorno  che  io  preparo, dice  il  Signore  degli  eserciti.”

            Da  Efesini  6, (11) : “Rivestitevi  dell’armatura  di  Dio, per  poter  resistere  alle  insidie  del  diavolo. La  nostra  battaglia  infatti  non  è  contro  creature  fatte  di  sangue  e  di  carne, ma  contro  i  Principati  e  le  Potestà, contro  i  dominatori  di  questo  mondo  di  tenebra contro  gli  spiriti  del  male  che  abitano  nelle  regioni  celesti. Prendete  perciò  l’armatura  di  Dio, perché  possiate  resistere  nel  giorno  malvagio  e  restare  in  piedi  dopo  aver  superato  tutte  le  prove. State  dunque  ben  fermi, cinti  i  fianchi  con  la  corazza  della  giustizia, e  avendo  come  calzatura  ai  piedi  lo  zelo  per  propagare il  vangelo  della  pace …”

Abbiamo  Daniele che  aveva  Spirito  di  Dio, che  bella  cosa  leggere Daniele 2:

            “Nel  secondo  anno  del  suo  regno, Nabucodonosor  fece  un  sogno  e  il  suo  animo  ne  fu  tanto  agitato  da  non  poter  più  dormire. Allora  il  re  ordinò  che  fossero  chiamati  i  maghi, gli  astrologi, gli  incantatori  e  i  caldei  a  spiegargli  i  sogni.”… Nabucodonosor  però  non  si  ricordava  che  cosa  aveva  sognato, voleva  che  loro  gli  dicessi  che  cosa  abbia  sognato  e  cosa  significa. Tutti  quanti  sono  dichiarati  impotenti  d’avanti  a  una  tale  problema , anzi  caldei  gli  hanno  replicato: <<Non  c’è  nessuno  al  mondo  che  possa  soddisfare   la  richiesta  del  re: difatti  nessun  re  per  quanto  potente  e  grande, ha  mai  domandato  una  cosa  simile  ad  un  mago, indovino  o  caldeo. La  richiesta  del  re  è  tanto  difficile, che  nessuno  ne  può  dare  al  re  la  risposta, se  non  gli  dei  la  cui  dimora  è  lontana  dagli  uomini>>… Alloro  il  re  ordinò  che  tutti  i  saggi  di  Babilonia  fossero  messi  ha  morte. Il  decreto  fu  pubblicato è  già  i  saggi  venivano  uccisi; anche  Daniele  e  i  suoi  compagni  erano  ricercati  …

Ma   Daniele  rivolse  parole  piene  di  saggezza  e  di  prudenza  ad  Arioch, capo  delle  guardie  del  re, dopo  aver  sentito  motivo  per  quale  il  re  avrebbe  dato  un  decreto  così  terribile, chiese  permesso  al  re  di  concederli  un  tempo  per  poter  spiegarli  cosa  sia  quel   sogno. Si  ritornò  a  casa, narrò  quello  che  aveva  sentito  ai  suoi  tre  compagni, ed  essi  implorarono   misericordia  dal  Dio  del  cielo  riguardo  a  questo  mistero.

Daniele  2,19: ”Allora  il  mistero  fu  svelato  a  Daniele  in  una  visione  notturna; perciò  Daniele  benedisse  il  Dio  del  cielo: <<Sia  benedetto  il  nome  di  Dio  di  secolo  in  secolo, perché  a  lui  appartengono  la  sapienza  e  la  potenza. Egli  alterna  tempi  e  stagioni, depone  i  re  e  gli  innalza, concede  la  sapienza  ai  saggi, agli  intelligenti  il  sapere. Svela  cose  profonde  e  occulte  e  sa  quel  che  è  celato  nelle  tenebre  e  presso  di  lui  è  la  luce. Gloria  e  lode  a  te, Dio  dei  miei  padri, che  mi  hai  concesso  la  sapienza  e  la  forza, mi  hai  manifestato  ciò  che  ti  abbiamo  domandato  e  ci  hai  illustrato  la  richiesta  del  re>>.

Isaia 44 (24 – 28): “ Dice il Signore, che ti ha riscattato e ti ha formato fino dal seno materno:

                        <<Sono io, il Signore, che ho fatto tutto, che ho spiegato i cieli da solo, ho disteso la terra: chi era con me? Io svento i presagi degli indovini, dimostro folli i maghi, costringo i sapienti a ritrattarsi e trasformo in follia la loro scienza; confermo la parola dei suoi servi, compio i disegni dei suoi messaggeri. Io dico a Gerusalemme: Sarai abitata, e alle città di Giuda: Sarete riedificate e ne restaurerò le rovine. Io dico all’oceano: Prosciugati! Faccio inaridire i tuoi fiumi. Io dico a Ciro: Mio pastore; ed egli soddisferà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: Sarai riedificata; e al tempio:

Sarai riedificato dalle fondamenta>>”.

 Nel Tobia 12 (18 -22) l’Arcangelo Raffaele dice: << Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantare inni. A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era pura apparenza. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute. E salì in alto. Essi si rialzarono, ma non poterono più vederlo. Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era loro apparso l’angelo di Dio>>.

2 Re 6 (8 – 12): <<Mentre il re di Aram era in guerra contro Israele, in un consiglio con i suoi ufficiali disse: <<In quel tal posto sarà il mio accampamento>>. L’uomo di Dio mandò a dire al re di Israele: <<Guardati dal passare da quel punto, perché là stanno scendendo gli Aramei>>. Il re di Israele mandò a esplorare il punto indicatogli dall’uomo di Dio. Questi l’avvertiva e il re si metteva in guardia; ciò accadde non una volta o due soltanto. Molto turbato in cuor suo per questo fatto, il re di Aram convocò i suoi ufficiali e disse loro: <<Non mi potreste indicare chi dei nostri è per il re di Israele?>>. Uno degli ufficiali rispose: <<No, re mio signore, perché Eliseo profeta di Israele riferisce al re di Israele quanto tu dici nella tua camera da letto>>.

Il Sacro Cure di Gesù unica felicità nostra.

Felicità! Ecco la sete che divora incessantemente il cuor dell’uomo. Ciascuno di noi, figli di un padre prevaricatore, erede della sua colpa e delle sue miserie, sente in fondo dell’anima questo bisogno di felicità, questa brama di goder che ci segue dalla culla al sepolcro; questo bisogno sì incessante, sì vivo, sì ardente, cangiasi in novello dolore aggiunto ai tanti di che è seminata la vita, ed è bene spesso la ragione della nostre cadute. Eppure chi mai è perfettamente felice? Nessuno! Questo bisogno adunque, questo istinto di nostra natura, questo grido che senza posa ci sfugge dall’intimo del cuore per domandare a tutto che ci circonda la felicità a cui giorno e notte aspiriamo, ma che non cessa di sfuggirci di mano con non minore persistenza di quelle che noi usiamo per tenerle dietro e raggiungerla, non sarà stato posto in fondo dell’anima nostra dal Creatore, se non per tormentarci fino all’estremo sospiro? No, no, Dio non opera invano, e quella mano che con tanta liberalità provvide alle necessità del nostro corpo, con liberalità uguale provvide ai bisogni dell’anima nostra.

         Questo bisogno di felicità sta nella nostra natura; egli è ad un tempo ed un ricordo del nostro primo destino, ed una rivelazione della futura nostra sorte. Nello stato d’innocenza Adamo trovava la sua felicità nell’amar il Creatore: l’anima sua raggiante per originale purezza regnava sovrana sul suo corpo e non servivasi dei sensi se non in modo conforme alla santità ed alla giustizia. Il peccato però frangendo i vincoli d’amore che congiungevano la creatura al Creatore, sconcertò nello stesso tempo l’armonia che esisteva tra l’anima ed il corpo: l’anima allora perdette la sua forza, le si ribellò il corpo, ed ora non è più essa in potere di riprender l’antico dominio sul corpo e sui sensi ribelli, se non a forza di lotte e di violenze.

         Privato della felicità, per propria colpa, nel trasmetterne la memoria ai discendenti suoi, Adamo ne trasmise loro eziandio il bisogno. Innato è questo bisogno in essi, circola col sangue nelle loro vene, né può venire soffocato dai più amari disinganni. Quale la ragione? Oimè tutti si danno a cercarla ove né si trova, né si potrà trovare giammai. L’avaro chiede felicità alle ricchezze, il voluttuoso ai piaceri, ed ai terreni onori l’ambizioso: e poi, dopo aver con avidità svuotato il calice di queste ingannatrici felicità, disgustate e tristi le loro labbra, arse tuttora della medesima sete, lasciansi sfuggire la straziante confessione: Vanità delle vanità, tutto è vanità.

         A fondo conosce Gesù questo bisogno del nostro cuore di felicità, ed il suo, sempre sollecito per le nostre miserie, viene ad additarci la via che vi ci guida: viene ad offrirci il suo Cuore, quale unico oggetto che riempir possa l’immensità del nostro, e riformare coi suoi esempi non meno che colle sue lezioni, gli sviamenti del nostro spirito e della nostra ragione.

         Non ci permette Gesù di limitare le nostre speranze alla terra, ma vuole che le eleviamo più alto: quindi per condurci alla vera felicità, dice a tutti: Beati i poveri, beati quelli che piangono, beati quelli che hanno il cuor puro. All’udir proclamarsi dal Salvatore queste strane beatitudini, io vedo il mondo sorridere per compassione verso il divin Maestro; ma vedo ancora l’anima piena di fede ascoltare e meditare, e poi prostrarsi ed adorare; adorare il Dio che venne a restituire all’uomo la felicità perduta. Io vedo innumerevoli generazioni di santi, nel corso dei secoli cristiani, conquistati da queste beatitudini prima alla Chiesa, trasmessi quindi al cielo; e la loro voce mi ripete incessantemente all’orecchio: Gesù è la via, la verità e la vita, camminando sulle sue tracce noi abbiamo trovato la felicità nel tempo, la felicità nell’eternità.

         Oh come persuasiva è la voce di Gesù! Indarno tentano soffocarla il mondo e le passioni; indarno sforzasi l’empietà di cancellare dalla memoria degli uomini un Dio che nacque, visse, morì nell’indigenza e tra le lacrime: l’amore incise con incancellabili caratteri la sua memoria, il nome suo nel povero nostro cuore; né vi ha potenza umana capace di sciogliere i misteriosi legami che tengono l’umanità unita al suo Riparatore, e rendono Gesù sì necessario alla di lei vita e felicità, che non le sia dato obbliarlo giammai.

         Il mondo palpa le passioni, e dice all’avaro: Tu hai sete di felicità; ebbene l’oro estinguerà la tua sete, accumula senza posa tesori sopra tesori. Probità, giustizia, lacrime, miseria del povero, non sono che pregiudizi; coscienza, onore, religione, spauracchi per gli ignoranti: oro, oro, niente altro che oro; la felicità è riposa nelle ricchezze. La voce tuttavolta di Gesù domina con tutta la sua potenza quella delle passioni e del mondo, ed a sua volta dice all’uomo: Disprezza beni che ti verranno tosto rapiti da morte, lassù drizza le tue speranze, spogliati con santo coraggio di tuttoché può rallentare il tuo corso verso del cielo, sciogliti da tutte le cose di quaggiù, per poterti attaccare al bene sovrano. Per te, per amor tuo, di tutto spogliai me stesso e mi ridussi alla miseria la più assoluta, la più universale: vieni, segui le mie tracce; la felicità è riposa nella povertà. Tale il linguaggio del mondo, tale il linguaggio di Gesù: che se alla voce del mondo adoratori senza numero e senza senno piegano le ginocchia dinanzi al vitello d’oro e fanno pressa intorno ai suoi altari, una moltitudine, per lo contrario, di anime elette rispondono alla chiamata di Gesù; e laddove gemono quelli sotto il peso di dorate catene, e vanno tuttora in cerca di felicità, cantano questi, camminando dietro al povero Gesù, cantici di gioia, e ripetono le sacre parole, scritte a caratteri immortali sul loro vessillo: Beati i poveri!

         La felicità consiste nei piaceri, nella voluttà; così mormorano all’orecchio della gioventù il mondo e le passioni: la giovinezza è la primavera della vita, la stagione dei godimenti; la è un bel giorno; oh! non permettete adunque che una ragione troppo precoce venga ad oscurare colle tristi sue nuvole il sereno di giorno sì bello. A piene mani cogliete i fiori che incontrate sui vostri passi, domani essi saranno appassiti: la felicità sta nei piaceri, afferratela prima che vi sfugga.

         Ma Gesù, verità per essenza, grida a sua volta: La felicità si trova unicamente nell’innocenza, nella purezza del cuore, nella croce, nelle lacrime del pentimento. Gesù parla; e, perché severo possa parere il suo linguaggio, giovani d’ogni sesso e condizione si accendono d’amore per la felicità che egli loro promette, e sorridono a queste dure parole: l’innocenza che vedono incarnata nel sacro Cuore di Gesù, sì bella, sì dolce loro si presenta che, per ottenerne il possesso, non temono di calpestare le fiorite catene che offre loro il mondo, disprezzarne le vane gioie, non curarne le offerte, e mentre una gioventù fuorviata si dibatte nel fango che si nascondevi sotto i fiori, e ben tosto coll’anima straziata dal rimorso, esclamerà: O mondo, fallaci sono le tue promesse; i giusti, per l’opposto, col cuore ripieno di pace e di sicurezza, vano ripetendo, inebriati di gioia celeste: La felicità non ha sede che in Gesù, nell’innocenza e nella purità del cuore; ha sede nella croce, nei sacrifici che per amor di Gesù si fanno, nelle lacrime per amor suo versate, e dall’amor suo asciugate.

         Noi pur anco, noi aspiriamo alla felicità e tutto l’essere nostro la rivendica come un bene sopra di che crediamo di possedere imperscrittibili diritti. Non contentiamoci tuttavolta di desiderarla, cerchiamola eziandio, ma nel cuore di Gesù cerchiamola, e nella pratica delle virtù, che egli ci ha insegnato non meno coll’esempio che colle parole. Sovvengaci che i perituri beni della terra son troppo poca cosa onde formare la felicità d’un anima immortale, e riempire l’immenso vuoto che Dio vi pose, e che Dio solo può colmare. Possono, non lo nego, possono i piaceri, gli onori portare un qualche passeggero godimento, ma non potrebbe giammai, questa effimera gioia, rendere sazia un’anima destinata, se per lei non istà a prendere parte alla felicità di Dio medesimo. E poi, bisogna pur confessarlo! Felicità perfetta non si trova più sulla terra d’esilio, perché cacciata via dal peccato; inutile adunque la speranza di arrivare ad ottenere il possesso. La fu abbandonata da Adamo coll’innocenza nell’Eden, e la vita presente non deve essere per noi se non quello che fu per nostro progenitore, dopo il suo peccato, una espiazione ed una prova. Col soccorso della grazia di Dio tuttavolta, ci è possibile l’avvicinarci allo stato di nostra primitiva innocenza, e, solo a misura che vi ci approssimeremo, ci sarà dato il gustare qualche cosa della felicità primitiva dell’uomo. Non obliamo che, a raggiungere questo scopo, e sia dopo conformare la nostra vita ai precetti ed ai consigli del Vangelo, che l’anima regni sovrana sul corpo, che si assoggetti tutti i sensi per mezzo di una costante e coraggiosa mortificazione; e che quanto più rinunceremo a noi medesimi, quanto più assorgeremo da tutte le cose create, tanto maggiormente potremo unirci a Dio, e goder di questa divina pace che Gesù stesso lasciò per eredità ai suoi veri discepoli; eredità preziosa la quale è, tutto insieme, la sola felicità reale della vita presente, il pegno ed il saggio della felicità della vita futura.

Esempio

Amore di S. Domenico per Sacro Cuore di Gesù

         Tutte le azioni, le penitenze, le orazioni, le lacrime, lo zelo soprattutto si ardente che divorava questo Santo per la gloria di Dio, fanno evidente prova di qual incendio d’amore divino divampasse il suo cuore. Effetto di quest’amore la grande sua divozione verso l’augustissimo Sacramento dell’Eucaristia, innanzi cui passava le notti intere; e se sentivasi vinto dal sonno, riposava la testa sul gradino dell’altare, ond’essere vicino a Gesù almeno di corpo. Nel tempo del sacrificio della Messa era quasi sempre rapito in estasi, in pensando a qual amore ci dimostra il Sacro Cuore di Gesù in questo mistero. Nei suoi viaggi fatti per l’ordinario a piedi nudi in tutte le stagioni, diceva ai suoi compagni: Camminate avanti affinché io trattener mi possa col nostro divin Salvatore, e quindi il sentivano essi spingere verso Dio i gemiti i più ardenti, ed i più infiammati sospiri. E chi spiegar potrebbe qual fosse la sua brama di morire per Gesù Cristo? Vorrei, diceva egli ad un eretico venuto per ucciderlo, vorrei che tu mi tagliassi le mani ed i piedi, poi mi strappassi gli occhi e la lingua, e dopo avermi fatto soffrire per lunghissimo tempo questi dolori, mi troncassi il capo.

Orazione

         Io voglio, Gesù mio, servirvi per lo stretto sentiero nel quale mi invitate a camminare dietro le vostre pedate. Eh! Qual conto devo io fare delle spine e delle asprezze della strada, dacché voi la batteste per primo, e vi faceste lume e guida ai passi miei onde condurmi voi medesimo alla sorgente d’ogni felicità? Ah! Vengano pur meno gli amatori del mondo nella ricerca delle loro fallaci illusioni, io però non altri che voi solo cerco, desidero e voglio per mia guida e per mio maestro, non altra gloria che quella di servirvi, non altro piacere che quello di amarvi, non altre ricchezze che quelle della vostra grazia; non aspiro insomma, o adorabile mio Gesù, non aspiro che alla felicità di vivere a voi unito nel tempo, e di possedervi nell’eternità! Così sia.

Invocazione

Sacratissimo Cuore di Gesù, abbiate pietà di me.

Immacolato Cuor di Maria, pregate per me.

Giaculatoria

         O Maria concepita senza peccato,la quale in Gesù solo cercaste il vostro riposo e la felicità vostra, pregate per me, che a voi ricorro.

Massima

Nella sola pratica della virtù fate consistere la felicità del vostro cuore.

Nel  giorno XX, l’autore ci accenna un altro segreto del Sacro Cuore di Gesù; esemplare di dolcezza. Beati i dolci, essi possederanno la terra. Comprendesi di leggieri che una verità si nasconde sotto questa parola: la terra. Significa, come spiegano i santi, l’anima, il cuore, ed è cosa ben preziosa, tanto preziosa quanto rara e difficile, il possedere l’anima nostra, il regnare sopra tutti i movimenti del nostro cuore, il signoreggiare tutte le nostre passioni, e restarcene tranquilli, rassegnati, fidenti in Dio in mezzo a tante prove e vicissitudini della vita. Guiderdone tuttavolta più prezioso ancora si è, per l’anima dolce per virtù, il trovare ognora il suo Dio nell’intimo santuario del cuore, il sentirsi in pace con lui, con se medesima e coi fratelli nella fede, ed il sapere di certo che in ogni tempo e circostanza le è dato l’appoggiarsi e riposare sul sacro di lui Cuore.

         Finalmente proprio della dolcezza si è il metterci al possesso non del nostro cuore soltanto, ma di quello eziandio dei nostri fratelli. Conciossiaché l’anima dolce, essendo mai sempre preparata a cedere, a perdonare, a rendere bene per male non dimostrando mai né amarezze, né risentimenti verso chi l’offende, evitando diligentemente ogni contesa, ogni querela, ed alla concordia tutto sacrificando, meno Dio e gli interessi dell’anima sua, ne conseguita che essa trionfa di tutte le inimicizie, di tutti gli odi, di tutte le prevenzioni, e, per la sola forza della sua dolcezza, a sé attrae tutti i cuori, regna sopra di loro, ne è arbitra in virtù dell’amore, che non domanda già, ma che ispira. Da tutti desiderata, l’anima dolce, la sua presenza produce gioia, perché ovunque la si trova, con lei si trova e regna la concordia, la carità e la pace>>.

Chi di voi può negare che le cose stanno proprio così? La famiglia che ha <<posseduto>> un’anima piena di dolcezza, ha vissuto la vera pace in mezzo alla guerra di fuori. Felice e benedetta una simile famiglia.

E quello che gli scienziati di oggi non riescono a capire ancora, ma a volte nemmeno i Suoi sacerdoti; Il Signore non ha mai puntato sulla dote della scienza umana, sui grandi studi della mente umana che si vanta delle sue scoperte ( tanto che tornando indietro nel tempo – peschiamo un’altra verità dalla Sapienza 13,9:<< perché se tanto poterono sapere da scrutare l’universo, come mai non ne hanno trovato più presto il Creatore?>>). Ecco perché ogni volta che sento uno scienziato che <<grida il fatto che è ateo>>, mi viene in mente dalla Sapienza (1, 3-15) questa sentenza:

<<I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio; l’onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti. La sapienza non entra in un’anima che opera il male né abita in corpo schiavo del peccato. Il santo spirito, che ammaestra, rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati, è cacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia. La sapienza è uno spirito amico degli uomini; ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra, perché Dio è testimone dei suoi sentimenti e osservatore verace del suo cuore e ascolta le parole della sua bocca. Difatti lo spirito del Signore riempie l’universo, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce. Per questo non gli sfuggirà chi proferisce cose ingiuste, la giustizia vendicatrice non lo risparmierà. Si indagherà infatti sui propositi dell’empio, il suono delle sue parole giungerà al Signore a condanna delle sue iniquità; poiché un orecchio geloso ascolta ogni cosa, perfino il sussurro delle mormorazioni non gli resta segreto. Guardatevi pertanto da un vano mormorare, preservate la lingua dalla maldicenza, perché neppure una parola segreta sarà senza effetto, una bocca menzognera uccide l’anima. Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale>>.

Lo spiegherà l’autore nel giorno XXII- Il Sacro Cuore di Gesù: autore della nostra fede; <<La prima delle virtù cristiane, il fondamento della nostra giustificazione è la fede, che senza la fede non è possibile essere accetto a Dio. […] Le parole di S. Paolo: Si crede per mezzo del cuore …La fede non produce mutamenti di sorta nella vita esteriore del cristiano, ma gli dona un principio tutto nuovo. Quindi il detto di Paolo: Io vivo nella carne …ma vivo eziandio nella fede del Figlio di Dio il quale mi ha amato, e si è sacrificato per me.[…] Se infine legge il Vangelo, il cristiano può stringerselo al cuore, qual libro dei diritti suoi alla felicità eterna, e dire con S. Paolo: Io sono erede di Dio, coerede di Gesù Cristo. >>

E adesso la più forte affermazione, quella che inganna la mente di chi giudica solo le apparenze, il giudizio del mondo: Il sacro Cuore di Gesù esemplare della purità di nostra speranza. – In Dio unicamente volle, Gesù, riporre tutta la sua fiducia, onde insegnarci come pura esser deve la nostra, cioè scevra d’ogni speranza negli uomini od in noi stessi. E per vero dire: nella passione privossi d’ogni consolazione umana: permette che lo abbandonino i suoi Apostoli medesimi, e che quelli i quali lo accompagnano, come Maria, Giovanni, Maddalena, divengano per lui novella cagione di dolore. Ei potè dire: Perseguitato sono dai miei nemici… Contro di me congiurano i miei amici ed i miei parenti …Non trovo un consolatore … Spero in Dio solo. Nella promulgazione del suo Vangelo non impiega se non uomini di nessuna autorità, di nessuna scienza, di nessuna potenza, insomma di nessun credito al cospetto del mondo, affinché la divinità sola in essi risplenda.

Li lascia esposti ad ogni sorta di ostacoli e di pericoli, senza vesti, senza cibo, senza stabile dimora, perseguitati da ogni classe della società, ed odiati a segno d’essere riputata un’azione gradita a Dio il togliere loro la vita in mezzo ai più barbari tormenti. Contuttociò contentasi dir loro: Non si affanni il vostro cuore; dimorate in me, ed io dimoro in voi …Io ho vinto il mondo. Infine, nella santificazione particolare d’ogni anima, egli solo vuol essere l’appoggio e la forza dell’anima: Chi non sarà innestato sopra di me, non porterà frutti di vita eterna, ma qual ramo infruttuoso verrà gettato nel fuoco … Chi non dimora in me sarà cacciato fuori … Io solo apporto giustizia, e combatto per salvare.

         Nel considerare questo triplice disegno dell’adorabile Salvatore di far trionfare, cioè, i suoi misteri, la sua religione, la salvezza di ciascun’anima in particolare per virtù della speranza in Dio, non risveglierà ancora nel nostro cuore un ardente impegno di non affidarci mai più alle vane e fallaci speranze del mondo? Di non far più capitale di sorta sopra i perituri beni quaggiù, divorati mai sempre dalla ruggine e dai vermi; né sopra la stima, le lodi, le promesse del mondo? Ah! Non confidiamo nemmeno sulla nostra virtù, sulle migliori nostre risoluzioni, che possono venire disperse dal più leggero soffio di tentazione. Speriamo unicamente nel Sacro Cuore di Gesù. Egli è quella potenza contro cui non prevarranno giammai le porte dell’inferno: egli quella bontà che non può vedere un solo dei nostri bisogni senza essere mosso a compassione, e senza operar prodigi per sollevarci>>.

Dopo tutto sarà sempre dall’alto la Mano, la Luce che illuminerà i nostri passi, stiamo tranquilli ogni nostro movimento spirituale è seguito dall’alto con grande attenzione per aiutarci, concludo con un pensiero  di San Francesco di Sales da <<Filotea>>, cap. XXII: <<Man mano che si fa giorno, si vedono più chiare allo specchio le macchie e le brutture del viso; così a grado a grado che la luce interna dello Spirito Santo c’illumina la coscienza, vediamo sempre più nettamente i peccati, le inclinazioni e le imperfezioni, che possono impedirci di giungere alla vera devozione. Oltre a ciò, la medesima luce, che ci fa scorgere i nostri difetti, c’infiamma pure del desiderio di sopprimerli>>.

Si parla tanto e spesso dei sacerdoti santi ed è giusto che sia così, ma chiediamo al signore di benedirci con veri e propri sacerdoti, poi gli santificherà Lui, sono Suoi Unti, Suoi Cristi.

Perché basterà essere un vero sacerdote e veglierà con grande cura sul suo gregge così come più giù descriveremo San Francesco.

Dai <<Fioretti di San Francesco; capitolo XXXIII>>.

COME SAN FRANCESCO LIBERÒ UN FRATE CH’ERA IN PECCATO COL DEMONIO

Stando una volta santo Francesco in orazione nel luogo della Porziuncola, vide per divina rivelazione tutto il luogo attorniato e assediato dai demoni a modo che da uno grande esercito; ma niuno di loro poteva però entrare dentro nel luogo, imperò che quei fratelli erano di tanta santità, che i demoni non avevano in chi entrare. Ma pure perseverando così, uno di quei fratelli si scandalizzò con un altro, e pensava nel cuore suo com’egli lo potesse accusare e vendicarsi di lui. Per la qual cosa, stando costui in questo mal pensiero, il demonio, avendo l’entrata aperta, sì entrò nel luogo, e si pone sul collo di questo frate.

Vedendo ciò il pietoso e sollecito pastore, il quale vegliava sempre sopra il suo gregge, che il lupo era entrato a divorare la pecorella sua; fece subitamente chiamare a sé quel frate, e comandandogli che di presente ei dovesse scoprire il veleno dell’odio concepito contro al prossimo, per lo quale egli era nelle mani del nemico. Di che colui impaurito, però che si vedeva compreso da padre santo, si scoprì ogni veleno e rancore, e riconobbe la colpa sua, e domandonne umilmente la penitenza con misericordia. E fatto ciò, assolto che fu dal peccato e ricevuta la penitenza, subito dinanzi a santo Francesco il demonio partì; e il frate, così liberato delle mani della crudele bestia per la bontà del buon pastore, sì ringraziò Dio, e ritornando corretto e ammaestrato al gregge del santo pastore, vivette poi in grande santità. A lode di Cristo. Amen.

16/05/2022 … indagare, indagare, indagare sulla Verità ed ecco un’altra conferma, nei tempi di Pietro il Grande, lo Zar di Russia – il primo trattato di pace tra Cina e Russia, come suona, chi ha mediato e in che lingua si è mediato tra questi due popoli – per la PACE?

Primo trattato di pace per i confini sull’Amur

Russia e Cina, una tensione antica

In quale lingua potevano i Cinesi trattare con i Russi in mezzo ai deserti? Due gesuiti, l’uno portoghese, chiamato Pereira, l’altro francese, chiamato Gerbillon, partiti dal Pechino con gli ambasciatori cinesi, appianarono per loro tutte queste nuove difficoltà, e furono i veri mediatori. Essi trattarono in latino con un tedesco dell’ambasciata russa, che conosceva questa lingua. Il capo dell’ambasciata russa era Golovin, governatore della Siberia; egli sfoggiò una magnificenza più grande di quella dei Cinesi e dette con ciò una nobile idea del proprio impero a coloro che si erano creduti gli unici potenti sulla Terra. I due gesuiti regolarono i confini delle due potenze; essi furono posti sul fiume Kerbechi, vicino allo stesso luogo in cui si stava negoziando. Il mezzogiorno restò ai Cinesi, il settentrione ai Russi. Esso non costò a questi che una piccola fortezza, costruita al di là dei confini; venne conclusa una pace eterna, e dopo qualche contestazione, i Russi e i Cinesi la giurarono in nome dello stesso Dio in questi termini: “ Se qualcuno avesse mai il pensiero segreto di riaccendere il fuoco della guerra, noi preghiamo il Signore sovrano di tutte le cose, che conosce i cuori, di punire questi traditori con una morte improvvisa”.

Questa formula, comune tanto a Cinesi quanto a cristiani, può far conoscere due cose importanti: la prima che il governo cinese non è né ateo né idolatra, come lo si è così spesso accusato di essere con due imputazioni contraddittorie; la seconda è che tutti i popoli che coltivano la loro ragione riconoscono in pratica lo stesso Dio, nonostante tutti gli smarrimenti di questa ragione male istruita. Il trattato fu redatto in latino in due esemplari. Gli ambasciatori russi firmarono per primi la copia che rimasse nelle loro mani, e i Cinesi firmarono per primi quella che rimase loro, secondo l’uso delle nazioni europee che trattano da corona a corona. Si osservò un’altra usanza delle nazioni asiatiche e delle prime epoche del mondo conosciuto; il trattato fu inciso su due grossi marmi che furono posti per servire da confine ai due imperi>>.

Scheda nr. 8 – I Grandi della Storia, Pietro il Grande, Arnaldo Mondadori Editore, 1971.

Don Ernesto Zucchini commenta Maria Valtorta, eclisi – io mi sono ricordata del evento descritto dal Santo Nicodim Aghioritul – perché un evento unico, un omaggio del creato al Creatore, come partecipare ad un funerale, tutti quanti. Tutto il creato era triste, molti hanno descritto comportamenti anomali …

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